Alessitimia

Profilo imbavagliatoEstratto dallo spettacolo “Reperto RAIOT” di Sabina Guzzanti.

Alessitimia, che letteralmente significa “sentimenti senza parole”, consiste proprio nell’incapacità di verbalizzare le nostre emozioni. Chi ne soffre non riesce a parlare di quello che prova, non tanto perché ci sia un blocco emotivo, ma proprio a forza di imitare modelli esterni, non si riconosce più se stesso come se stesso. Soffri ma le tue emozioni non le riconosci e non ne puoi parlare; stai male, vai dallo psichiatra e non sai che dire; paghi, e stai ancora peggio.
Siamo tutti malati in verità, chi più chi meno.
Ma è normale che ci siano dei disturbi del linguaggio in un Paese che considera reale solo la televisione che è un luogo che ci rimanda continuamente un’immagine di noi stessi, in quanto persone comuni sempre più squallida e sempre più umiliante. Quello che noi impariamo a fare automaticamente per difenderci, in un qualche modo, è imparare a godere masochisticamente di questa umiliazione. E se invece a qualcuno capita di pensare: “a me veramente non sembra di essere come quei mentecatti la dentro”, il messaggio che ti arriva è che allora hai un problema molto, molto più grosso di quello che hanno tutti gli altri. Vero o no?

Il testo si commenta fin troppo bene anche da solo. Ho voluto pubblicare questo piccolo pezzetto di spettacolo perché leggendolo possa fare riflettere.

Serata al bocadillo

Bocadillo WallSerata di fine agosto al bocadillo, un pub di casa mia con i miei amici. Guardandomi intorno vedo solo facce sconosciute. Un estraneo a casa propria, questo è quello che sono diventato dopo troppi anni di studio fuori sede. Mi comincio a chiedere quale sia la mia vera casa: sindrome da sradicamento, essere e sentirsi un alieno in casa propria, solitudine, rapporti a distanza ingestibili. Questo senso di vuoto che non ti lascia più, come un sapore amaro che ti accompagna tutto il giorno, fino al momento del sonno. E’ un attimo e la mente già si staglia in volo tra immagini e mondi surreali, dimentica dei problemi che svaniscono come la nebbia portata via dal vento. Ma è solo un palliativo, una fuga dalla realtà e il domani è un giorno uguale al precedente.
Anche un telefono che non squilla e un messaggio che tarda troppo ad arrivare non aiutano.
Forse sono solo al posto sbagliato con la musica sbagliata. Si, sicuramente è così, lo deve essere! E’ solo una serata pacco al bocadillo… :-P


La routine uccide la creatività, toglie la voglia di fare. Se oltretutto alla routine si aggiunge l’aridità dei luoghi e delle persone si comincia realmente a pensare che il problema siamo noi e non chi ci circonda. Se pensi diversamente il messaggio che ti arriva è che allora hai un problema molto, molto più grosso di quello che hanno tutti gli altri.

Giulio Tranchida

Out of time

Ho una macchina fotografica posata in uno scaffale della mia libreria nella mia stanza.
Per prenderla non devo nemmeno fare lo sforzo di alzarmi dalla sedia, mi basta allungare il braccio per averla in mano. È pronta per scattare foto in qualsiasi momento, ma sono mesi che non la tocco..
Sono mesi che non scatto una foto, che non scrivo, che non disegno, che non leggo un libro di narrativa.
Stare a Pisa mi uccide.. i pensieri, la creatività… questa città mi aliena.
Dopo sette mesi che non scendo a casa ho il bisogno viscerale di tornarci, di vedere i luoghi a cui la mia anima appartiene, di immergermi nei colori della mia Sicilia: il blu del mare e il giallo dei campi secchi, il rosso delle tegole dei tetti delle case.
Qui il tempo mi scorre addosso, pesante e torbido come l’arno. Ho bisogno di andare verso acquee cristalline e pure.

– Borderline –

Casa nuova… problemi vecchi?

Il trasloco l’ho finito da diversi giorni e questo è il primo momento di relax che mi sto concedendo.
La nuova casa è fredda ed umida, la caldaia non fornisce acqua calda in modo costante e la lavatrice si è appena rotta..
Inoltre non ho e non avrò l’adsl, troppi cavilli burocratici… mi sono stancato, mi collegherò dalla facoltà e dall’aula studio…
Per il resto, girovagando tra le mura di questa nuova casa, sto cercando di crearmi un nuovo equilibrio.
Che nel riposo del corpo possa la mia mente riguadagnare la pace e la senerità perdute.
Penso che non scenderò a casa per pasqua… troppi impegni e troppe cose da studiare…
Ps. Auguri di cuore a Francesca che questo mese si laurea!!
Bye

Recensione – Nirvana di Gabriele Salvadores

Locandina Nirvana

Titolo originale: Nirvana
Nazione: Italia
Anno: 1997
Genere: Fantastico
Durata: 119′
Regia: Gabriele Salvatores
Scritto da: Pino Cacucci, Gloria Corica, Gabriele Salvatores.
Cast: Diego Abatantuono, Christopher Lambert, Stefania Rocca, Claudio Bisio, Amanda Sandrelli, Sergio Rubini, Emmanuelle Seigner, Silvio Orlando, Gigio Alberti, Luisa Corna, Antonio Catania, Paolo Rossi
Produzione: Rita Cecchi Gori, Vittorio Cecchi Gori, Maurizio Totti
Distribuzione: Cecchi Gori
Data di uscita: 24/01/1997 (cinema)
Musiche originali: Mauro Pagani, Federico De Robertis.


Nirvana è un viaggio interiore alla ricerca di se stessi.

Jimi ha bisogno di uscire dalle regole del giuoco, di mettersi alla prova e capire chi è realmente, di sentirsi vivo…
Bella la scelta dei nomi da parte di Salvadores: Naima è l’acronimo di anima; devils = diavoli (destroyng visual illusion); Badantuono solo nel video gioco lo è di fatto!
I personaggi agiscono all’interno di questo non-luogo che è l’agglomerato. L’ambientazione è cupa, ricorda Blade Runner, tuttavia non c’è il disfacimento delle cose che è presente nel libro di Philip K. Dick, come la palta. Questo lungometraggio è, a mio parere, molto più vicino al cyberpunk di William Gibson dove le multinazionali controllano il mondo e sopravvivono a se stesse clonando i propri membri o ibernandoli.
Ho avuto la fortuna di trovare in rete la sceneggiatura originale del film, dove vi sono alcune scene in più: un dialogo alla fine dove il psicologo dice di non sparare alla testa di Jimi per non danneggiarla e usare così il suo cervello per creare nuovi software. In tutto ci sono solo poche variazioni che nulla aggiungono e nulla tolgono alla trama.
Al cd della colonna sonora del film, fatta prevalentemente da Mauro Pagani e Federico De Robertis, mancano due traccie (quelle che si sentono sopra il furgoncino di Naima):
reeko – nofx (album punk in drublic)
scavenger type – nofx (album punk in drublic)
La maggior parte delle scene del film sono state girate in una fabbrica abbandonata della Fiat e nei sotterranei del mattatoio di Milano (Bombay City), un po all’insegna del risparmio.
Venne pubblicato, alcuni anni fa, un gioco in formato quicktime dalla giocabilità insufficiente. :-(
Nel dvd l’audio sono presenti due traccie audio in italiano, la prima in Dobly Surround, la seconda in DST che da un coinvolgimento, per me, superiore.
Che altro dire? È un film a cui sono particolarmente legato, se avete il dvd vi consiglio di guardare l’intervista a Salvadores negli extra è delucidante.

Soundtrack:
1 – Whatever It Is Now
2 – John Barleycorn (Must Die) – Traffic
3 – Eqbirotz
4 – Sodae Cesaria – Evora
5 – Hotels
6 – Chelsea Hotel
7 – Nirvana
8 – Last Dance
9 – Town House
10 – Tema di Lisa
11 – Jimi e Solo
12 – Lisa Mobile
13 – Town House
14 – Windy City
15 – Chronotape
16 – Tow Fu
17 – J. Milonga