Out of time

Ho una macchina fotografica posata in uno scaffale della mia libreria nella mia stanza.
Per prenderla non devo nemmeno fare lo sforzo di alzarmi dalla sedia, mi basta allungare il braccio per averla in mano. È pronta per scattare foto in qualsiasi momento, ma sono mesi che non la tocco..
Sono mesi che non scatto una foto, che non scrivo, che non disegno, che non leggo un libro di narrativa.
Stare a Pisa mi uccide.. i pensieri, la creatività… questa città mi aliena.
Dopo sette mesi che non scendo a casa ho il bisogno viscerale di tornarci, di vedere i luoghi a cui la mia anima appartiene, di immergermi nei colori della mia Sicilia: il blu del mare e il giallo dei campi secchi, il rosso delle tegole dei tetti delle case.
Qui il tempo mi scorre addosso, pesante e torbido come l’arno. Ho bisogno di andare verso acquee cristalline e pure.

— Borderline —

Home sweet home?

corto maltese Finalmente pace e relax…
Timidamente mi accingo a riappropriarmi dei miei spazi e ristabilisco l’ordine delle cose..
Saranno veramente andati via? Si stenta a crederlo. Ci guardiamo negli occhi io e il mio inquilino. Possiamo festeggiare veramente la dipartita dei proprietari di casa? Tutto sembra dirci di si, il cassetto delle posate del proprietario è vuoto, le finestre della cucina e del bagno sono rimaste chiuse dalla notte precedente: nessuno di noi è più abituato ad aprirle…
Il caos del mese precedente sembra un brutto ricordo. Per fuggire da questa situazione insopportabile non si mangiava più a casa, si studiava fuori, non si tornava che la notte per dormire, chi poteva evitava anche quello dormendo propria dalla ragazza.. Nel frattempo si accumulavano i panni sporchi nelle ceste, il disordine nelle stanze, la polvere sulle scrivanie mentre gli alimenti scadevano, inutilizzati, nel frigo.
Un caffè, una doccia, un piatto di pasta fatto con pochi ingredienti non ancora andati a male, la lavatrice che gira, i panni stesi sulle corde, musica, le camere nuovamente emettono rumori come se i loro padroni si fossero svegliati da un periodo di letargo.
La casa torna a vivere, pian piano, quasi con timore che sia solo un sogno e il troppo rumore possa risvegliare qualche demone dormiente nascosto in qualche recesso oscuro dietro le porte chiuse a chiave ormai inutilizzate dai proprietari.
Ma già aleggia il pensiero del loro ritorno ad aprile… tuttavia, aprile è lontano e io farò in modo di non esserci più.
Nel frattempo sogno i miei litorali trapanesi e i gabbiani che si alzavano in volo la mattina quando, dalla finestra di quel liceo, guardavo la bruma salire lenta dal mare. Mi sento un pizzico malinconico per quel ricordo lontano e un pochino felice di aver ritrovato un po’ di pace in questa città (pisa) che ormai mi è sempre più estranea.