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Di fronte alla massificazione della societ,
fenomeno che s'impose in modo irreversibile tra le due guerre, la
reazione degli intellettuali fu improntata in prevalenza alla
preoccupazione. Fu minoritaria, nell'ambito della sinistra soprattutto,
la posizione di chi vide nella societ di massa un elemento di
progresso democratico, che dava spazio a ceti tradizionalmente
emarginati dalla vita sociale e politica. Prevalse invece l'idea che la
massificazione della politica, dei consumi e della cultura, fossero
causa di una crescente standardizzazione dei valori che metteva a
rischio l'identit della persona.
Questo pessimismo, assieme ad una concezione aristocratica della
societ, caratterizza l'opera del filosofo spagnolo Ortega y Gasset
(1883-1955), autore di un testo dal titolo significativo: la
Ribellione delle masse (1930). Lo sviluppo dell'industria, la
democrazia politica, la diffusione dell'istruzione e della comunicazione
sociale hanno consentito a larghe masse di accedere a consumi e stili di
vita riservati in precedenza ai ceti benestanti: in questi fenomeni,
Ortega non vede per fattori di progresso, ma segni di profonda
decadenza, d'imbarbarimento. Nella societ di massa si verifica, a suo
giudizio, un profondo e radicale mutamento: all'individuo ragionevole,
sicuro di s, il tipico borghese, subentra l'"uomo-massa",
incapace di regolarsi e giudicare in modo maturo, facile preda di
condizionamenti e sensibile al richiamo demagogico dei totalitarismi.
Spiegando l'affermarsi sociale delle masse con il fenomeno della
"massificazione", anche se Ortega non lo chiama in questo
modo, l'autore spagnolo applica una connotazione negativa all'intero
movimento sociale che ha portato le masse a una presenza storica
consapevole. Per massa intende un "insieme di persone non
particolarmente qualificate", perch rappresenta l'uomo medio, che
possiede qualit comuni e non si differenzia dagli altri uomini. Ortega
lamenta soprattutto l'annullamento della discriminante che separa
minoranze e masse, una discriminazione culturale e sociale. Nella storia
precedente attivit "speciali" come quella della politica,
erano esercitate da minoranze qualificate, perch necessitavano di
qualit speciali e la massa non pretendeva di intervenire in esse
perch non le possedeva ancora. Ora invece Ortega parla di una "iperdemocrazia":
la massa ha assunto il potere in ogni campo della societ e fa
diventare legge qualsiasi impulso e necessit materiale che sente
comune.
Al sorgere della societ di massa legata anche la nascita di un
nuovo settore di ricerca, quello della "psicologia della
folla", che studia i meccanismi che guidano i comportamenti
collettivi. Dalla fine dell'Ottocento infatti si assiste alla diffusione
delle masse negli scioperi, nelle assemblee e nelle manifestazioni,
ossia ad agglomerati d'individui prima sconosciuti uniti nello stesso
luogo per gli stessi motivi. Gi nel 1895, il medico e saggista
francese di formazione positivista Gustave Le Bon (1841-1931)
pubblic uno scritto intitolato La psicologia delle folle, dove
dimostr la percezione della nuova realt rappresentata dalla folla,
con le sue potenzialit di trasformare la vita sociale e politica, e
cerc di analizzare le motivazioni del suo agire. Rilevava che in certe
situazioni la folla si distingue molto nettamente dalla somma degli
individui isolati; la personalit di ciascun individuo svanisce e si
forma una "anima collettiva", dove certe idee, certi
sentimenti nascono e si trasformano in atti solo in essa. Le folle
vengono definite "poco inclini al ragionamento ma adattissime
all'azione", perch spinte essenzialmente dall'istinto, da
"moti casuali dell'eccitazione", da fenomeni inconsci
difficili da scoprire. Anche l'individuo isolato pu essere soggetto
alle stesse eccitazioni ma la ragione ha la possibilit di
controllarle, indicandone gli svantaggi possibili. Le folle possono
obbedire a diversi impulsi, generosi o crudeli, vili o eroici, e mai
ammettono ostacoli tra un desiderio e la sua realizzazione, avendo la
sensazione di costituire una irresistibile potenza. L'individuo nella
folla prende coscienza della forza che gli viene dal numero e nulla
appare impossibile. Ogni folla ricerca poi d'istinto l'autorit di un
capo, di un trascinatore; la sua volont infatti costituisce il nucleo
attorno al quale si formano e si identificano le opinioni. Spesso i capi
non sono uomini di pensiero ma d'azione, volti a perseguire il loro
scopo in tutti i modi, perfino abbattendo l'istinto di
conservazione.
Sigmund Freud, in un saggio
intitolato Psicologia delle masse e analisi dell'Io (1921),
affront, con gli strumenti della psicoanalisi, il rapporto tra
l'individuo e la "massa" e ricerc le motivazioni che
spingono il singolo aggregato in un gruppo a comportarsi diversamente da
quanto farebbe isolato. Contro la tesi di Le Bon, Freud nega che la
psicologia delle folle sia qualitativamente diversa da quella
individuale. Il comportamento collettivo della folla determinato dal
rapporto di identificazione che si stabilisce tra i suoi componenti, che
vengono ad assumere un'identit unica; tutti i componenti della folla
si identificano in un capo in cui vedono un proprio "Io
ideale", cio quella personalit che ciascuno vorrebbe essere. La
massa tenuta insieme da qualche potenza che Freud individua
nell'amore, che "tiene unite tutte le cose del mondo". Se
nella massa il singolo rinuncia al proprio modo d'essere personale e si
lascia suggestionare dagli altri, avviene perch vuole stare in armonia
con gli altri. L'essenza della psiche collettiva dunque sono le
relazioni d'amore.
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