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In queste pagine, tratte da un libro del 1975 sui
rapporti tra fascismo e mezzi di comunicazione di massa, lo storico
statunitense Philip K Cannistraro ricostruisce i primi passi e il
successivo sviluppo della radiofonia nell'Italia fra le due guerre. Per
quanto lontana dai livelli di diffusione raggiunti nello stesso periodo
nei paesi anglosassoni, la radio fu sotto il regime fascista uno dei
principali strumenti di intrattenimento di massa e al tempo stesso un
efficace canale di propaganda politica. Nella difficile coesistenza fra
questi due aspetti sta il motivo di interesse e il valore esemplare
della vicenda della radio italiana negli anni della dittatura.
Malgrado la radio fosse principalmente il prodotto
dell'opera dell'inventore italiano Guglielmo Marconi, quando,
nell'ottobre 1922, Mussolini sal al potere, l'Italia era, quanto
allo sviluppo di una rete radiofonica nazionale, sensibilmente
indietro rispetto agli altri paesi. Non era stata ancora costruita
alcuna emittente che funzionasse continuativamente, e la radiofonia
restava, in buona parte, nella fase sperimentale. Quando invece, nel
1945, le ultime tracce del dominio fascista furono spazzate via,
l'Italia possedeva un sistema ben organizzato ed efficace di reti e
stazioni radiofoniche. Il fatto che nella penisola la radio si
sviluppasse pressoch per intero durante il periodo fascista rese a
Mussolini relativamente facile porre questo importante mezzo di
comunicazione sotto il suo pieno controllo (erano gli stessi anni in
cui si consolidava il suo potere politico sullo Stato Italiano). In
verit, il valore potenziale della radio come veicolo di propaganda e
di standardizzazione culturale non apparve immediatamente chiaro a
Mussolini. Ma, una volta riconosciute pienamente le sue implicazioni,
i fascisti procedettero a sviluppare e sfruttare la radio facendone
uno strumento decisivo della loro politica e del loro lavoro
culturale. [...]
Alla fine del 1928 erano ormai presenti in Italia tutti i prerequisiti
essenziali per il funzionamento di una rete radiofonica nazionale. I
poteri di controllo fondamentali - quelli concernenti la selezione e
la distribuzione del materiale da trasmettere - erano nelle mani dello
Stato, e la struttura amministrativa di questi servizi era destinata a
rimanere sostanzialmente immutata, eccettuati ritocchi di minor
rilievo, per quasi un decennio. Erano in funzione cinque stazioni
trasmittenti (a Roma, a Napoli, a Milano, a Bolzano e a Genova), le
quali producevano, tra programmi di intrattenimento e notiziari, un
totale annuale di oltre seimila ore di trasmissione, ovvero
diciassette ore al giorno. Il numero dei possessori di apparecchi
radio restava per piuttosto limitato, a causa in parte dell'obbligo
di versare un canone annuale di abbonamento all'Eiar. Nel 1926 gli
abbonati ai servizi radiofonici erano stati circa 27.000; due anni
dopo il totale degli abbonamenti era passato a circa 61.500. Anche
supponendo che ciascun apparecchio servisse una decina di persone, il
numero totale degli italiani raggiunti dalle radiotrasmissioni restava
modestissimo. Si registrava inoltre una grossa sproporzione nella
distribuzione geografica degli apparecchi. Il grosso degli abbonati
era concentrato nelle regioni settentrionali e nordoccidentali della
penisola - particolarmente in Lombardia, Liguria e Piemonte - e nelle
zone di Napoli e di Roma, talch rimanevano in buona parte tagliate
fuori dalle comunicazioni radiofoniche le regioni meridionali e
orientali. Negli anni successivi questa sproporzione si sarebbe
alquanto attenuata, ma una certa disparit nella localizzazione
geografica degli apparecchi radioriceventi si mantenne durante tutto
il periodo fascista.
Prima del 1930 i programmi dell'Eiar non erano troppo appesantiti da
una propaganda fascista diretta. Ma a cominciare dal 1926 le
trasmissioni andarono sempre pi politicizzandosi, e sempre pi si
fece sentire su di esse l'influenza delle scelte del regime. Mussolini
parl alla radio per la prima volta il 4 novembre 1925 dal teatro
Costanzi in Roma, ma la trasmissione fu ostacolata da difficolt
tecniche. In quegli anni il maggiore trionfo di Mussolini in fatto di
oratoria radiofonica fu il discorso sulla Battaglia del grano (10
ottobre 1926), che fu udito simultaneamente in tutto il paese. Le voci
di oratori pubblici o gerarchi come Augusto Turati o Carlo Delcroix si
udivano con maggiore frequenza, ma nell'insieme questi primi
esperimenti di propaganda radiofonica restarono per qualche tempo
episodi isolati. Il fascismo entrava nei programmi della radio solo
indirettamente, nella forma dei notiziari giornalieri forniti
dall'Agenzia Stefani. Le descrizioni di avvenimenti politici
importanti, di celebrazioni e pubbliche cerimonie rispecchiavano
passivamente l'azione del regime. Se il potere di selezionare e di
censurare i notiziari stava nelle mani dello Stato, mancava per
ancora un piano sistematico per la diffusione della propaganda
fascista attraverso le onde della radio.
Prima del 1930 i programmi di contenuto culturale erano rari, e di
solito avevano palesi coloriture politiche. Nel 1927-28, ad esempio,
fu presentata al pubblico radiofonico una serie di trasmissioni
settimanali sul tema "Il fascismo e la rivoluzione
fascista", nella forma di conferenze tenute da Giuseppe Bottai,
Augusto Turati, Cesare Maria De Vecchi e Arnaldo Mussolini. Dopo
questo esperimento, l'uso di eminenti personalit fasciste come
conversatori radiofonici divenne prassi corrente. Venivano anche
letti, di tanto in tanto, brani scelti delle opere di D'Annunzio,
Manzoni, Corradini ed altri autori cari al regime. Questi programmi
letterari erano preceduti da brevi introduzioni storiche, che
spiegavano come i testi in questione rispecchiassero gli ideali
fascisti. Ma la pi importante trasmissione "culturale" del
periodo fu diffusa nel febbraio 1929. Si tratt di una conversazione
di Filippo Tommaso Marinetti, il celebre caposcuola del movimento
futurista, il quale godeva di grande fama sia come scrittore di
notoriet internazionale che come personaggio della vita politica
italiana. La sua trasmissione - Il bombardamento di Adrianopoli - fu
attesa dal pubblico con grande interesse, e salutata dai critici come
l'inizio di un significativo sviluppo culturale dei programmi
radiofonici italiani. Il linguaggio colorito e intensamente emotivo di
Marinetti esplose con una carica vitale inedita nella radio italiana.
Il suo stile fiammeggiante fece parlare, per la prima volta
nell'Italia fascista, di "personalit radiofonica", e il
successo della sua conversazione incoraggi quanti speravano - e tra
essi lo stesso Marinetti - di fare della radio una nuova forma d'arte.
Le conversazioni radiofoniche di Marinetti - in massima parte
conferenze sul futurismo - costituirono un regolare appuntamento
mensile per oltre un decennio. Altri celebri personaggi letterari,
D'Annunzio incluso, seguirono l'esempio di Marinetti, parlando alla
radio con periodicit regolare lungo tutti gli anni trenta. Nel
biennio 1929-30 Nicol Carosio, popolare annunciatore sportivo,
introdusse nelle trasmissioni sportive un proprio stile personale.
La diffusione regolare di notiziari data dal 1929, quando fu creato,
su insistenza del governo, il "Giornale radio". Con sei
trasmissioni quotidiane, di lunghezza compresa tra i dieci minuti e la
mezz'ora, il "Giornale radio" dava succintamente conto degli
avvenimenti internazionali, dei progressi del regime e delle attivit
dei gerarchi pi in vista. Esso trasmetteva inoltre annunci pubblici.
Salutato come l'inizio di un'era nuova del giornalismo, il
"Giornale radio" era in effetti, ancora nel 1930, qualcosa
di piuttosto elementare. E tuttavia, alla fine del suo primo anno di
vita era seguito da un vasto pubblico. Fu insomma il primo grosso
tentativo di fornire agli italiani, in modo sistematico,
un'informazione d'attualit controllata. Le radiocronache dirette di
avvenimenti pubblici nacquero pure all'incirca nello stesso periodo. I
tecnici dell'Eiar avevano cominciato nel 1926 gli esperimenti di
trasmissione in diretta, ottenendo buoni risultati con le
radiocronache di partite di calcio da stadi pieni di folle urlanti. Il
regime comprese presto l'efficacia di questa tecnica nel risvegliare
l'interesse dell'ascoltatore - come pure la sua potenziale
utilizzabilit politica - e non fu difficile trasferire i microfoni
alle adunate di massa, dalle quali salivano al pubblico radiofonico le
acclamazioni entusiastiche della folla. Mediante questo semplice
espediente, il regime fu in grado di introdurre la politica
direttamente nelle case di tutti gli italiani. Nel 1930 Lando
Ferretti, allora capo dell'Ufficio stampa, dette istruzioni al
personale dell'Eiar di approntare le attrezzature per la radiocronaca
diretta di tutte le assemblee pubbliche all'aperto patrocinate dal
governo o dal partito. Le pi importanti trasmissioni di questo tipo
erano naturalmente quelle da piazza Venezia, quando Mussolini parlava
alla folla dal balcone del suo ufficio. L'Eiar vi si preparava sempre
con grande accuratezza, e dopo il 1937 si conform a precise
direttive tecniche elaborate dal ministero della Cultura popolare.
Nel corso dei primi anni trenta i programmi divennero assai pi
variati, indirizzandosi spesso a particolari settori della popolazione
(Vedi personal media). Nel 1930 le stazioni di Roma e di Milano
diffusero per la prima volta programmi speciali per bambini e giovani.
In quell'anno il popolare annunciatore Cesare Ferri cre i personaggi
di Nonno Radio e di Zia Radio, introducendo un linguaggio semplice e
confidenziale che i ragazzi italiani comprendevano senza difficolt.
Il "Cantuccio dei bambini" (Milano) dette vita alle favole
del Mago Blu, un mistico personaggio interpretato in modo avvincente
da Ettore Margadonna. Ad un livello pi politicizzato si collocava il
programma "Il giornalino del fanciullo", in cui a novelle,
poesie, canzoni ed esercizi religiosi si mescolavano racconti delle
favolose imprese di Mussolini e di altri grandi eroi italiani. Una
serie di conferenze intitolata "Condottieri e maestri"
forn ritratti adulatori delle carriere di italiani eminenti,
fascisti e non fascisti, divenuti famosi in politica o nella finanza,
nell'industria o nella cultura. Mussolini in persona autorizz
l'Opera nazionale per la protezione della maternit e dell'infanzia a
trasmettere due volte la settimana programmi di puericultura per le
madri. Al fine di risvegliare l'interesse popolare attorno ai suoi
programmi, l'Eiar cerc di stimolare una partecipazione indiretta del
pubblico attraverso concorsi per racconti, poesie, canzoni e fiabe per
bambini. Furono inoltre condotte inchieste tra gli ascoltatori per
accertare le tendenze prevalenti del gusto.
L'esame dei programmi di una settimana tipica di quei primi anni
trenta rivela uno schema abbastanza fisso. Il maggior numero delle
trasmissioni era dedicato a musica di vario genere: per lo pi
concerti, musica operistica e da camera, ma anche, talvolta, musica da
ballo o religiosa. Seguivano in ordine di importanza i programmi di
interesse politico, dai notiziari generali alle trasmissioni
deliberatamente concepite a fini di propaganda. Parecchie volte al
giorno venivano diffusi annunci speciali e brevi bollettini sulle
attivit delle organizzazioni del Dopolavoro, consigli tecnici agli
agricoltori e notiziari sportivi. Sporadicamente, venivano trasmessi
drammi o commedie. Nel 1931 quasi il 50 per cento dei programmi
dell'Eiar aveva carattere musicale. Notiziari, conferenze e temi
politici costituivano circa il 22 per cento, e quasi il 10 per cento
era dato dai programmi per bambini, dagli sport e dalla pubblicit.
Il resto era riservato ad avvenimenti speciali e ai bollettini
meteorologici. Le ore di trasmissione erano di solito distribuite tra
le Otto di sera e la mezzanotte; ma il calendario pi ricco e
completo era quello dei fine-settimana, quando si supponeva che i
lavoratori delle citt e delle campagne avessero tempo libero a
sufficienza da dedicarsi alla radio. Nei giorni feriali i notiziari e
i programmi politici erano trasmessi la mattina presto, e di nuovo la
sera.
P.V. Cannistraro, La fabbrica del consenso. Fascismo
e mass media, Laterza, Roma-Bari 1975, pp. 225;
230-4
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